

ITA: Scritto da Longhi per la conclusione della carriera accademica del proprio maestro, l’Omaggio ripercorre la biografia culturale di Toesca con osservazioni che vanno dall’accenno alla tradizione storiografica del secondo Ottocento, entro cui Toesca si formò, ai principali titoli bibliografici negli studi di storia dell’arte medievale e moderna, fino all’impegno civile e politico espresso nelle pubbliche istituzioni. Il discorso di Longhi, pur essendo largo di apprezzamenti positivi, risulta tramato di sottili allusioni a non poche differenze di metodo su ciò che Longhi stesso aveva scritto su argomenti simili a quelli frequentati da Toesca. In particolare, il saggio si sofferma su due aspetti che meglio esemplificano la dinamica tra i due: il periodo della formazione di Toesca, avvenuta dentro coordinate di riferimento molto diverse da quelle di Longhi, e alcuni lavori sul Quattrocento italiano, che dimostrano un debito di Longhi verso Toesca forse mai pienamente riconosciuto.
ENG: L’Omaggio (the Tribute) recalls the cultural biography of Pietro Toesca, Longhi’s own mentor, referring to the historiographical tradition of the second half of the nineteenth century, the period in which the former underwent his initial training. Longhi cites both Toesca’s main studies about Medieval and Modern Art History, and the political commitment he expressed in public istitutions. Longhi’s argument, albeit full of positive remarks, is characterised by subtle allusions about a certain number of differences in their methodology, especially in what Longhi himself wrote about the same issues covered by Toesca. This essay is focused on two significant aspects of the relationship between the two scholars: the period of Toesca’s education, strikingly different from Longhi’s, and some works about the Italian fifteenth century, in both cases bringing out a kind of debt Longhi might never have fully recognized to Toesca.

ITA: Il portale che si apre sul fianco della chiesa di San Marcello a Capua ha da sempre sollevato l’attenzione più per le ragioni stilistiche delle sculture che lo compongono, ritenute opera di artisti estranei all’ambiente campano, che per il loro evidente recupero da altri contesti e per la disorganicità dell’insieme che compongono. Rileggendo le fonti locali, appare possibile collocare la realizzazione del portale nel clima culturale della Capua dei primi anni del Settecento, quando, in concomitanza con il cantiere destinato al restauro della Cattedrale, si fa strada in città una voluta esaltazione delle opere riferibili al periodo della contea longobarda o almeno ritenute tali. Questo atteggiamento ha nel portale di San Marcello un essenziale punto di riferimento nell’architrave, realizzato con un frammento marmoreo proveniente da una sepoltura che si riteneva fosse quella del primo conte longobardo della città. Sul piano stilistico poi, al di là della iniziale disparità di destinazione delle sculture, appare in esse dominante un modo di fare che porta a riferirne la più parte a scultori provenienti dall’area della costiera amalfitana, in un momento sul finire del XII secolo.
ENG: The portal opening onto a side of the church of San Marcello at Capua has always raised more attention for the stylistic reasons of the sculptures that compose it, which are considered to be the work of artists who are not related to the Campania environment, than for their obvious recovery from other contexts and the incoherence of the whole that they make up. Rereading the local sources, it appears possible to place the realization of the portal in the cultural climate of Capua of the early eighteenth century, when, concurrently with the construction site for the restoration of the Cathedral, a deliberate exaltation of the works referable to the period of the Lombard county or at least considered as such spread out in the city. This attitude has an essential reference point in the architrave of the portal of San Marcello, which was realized with a marble fragment coming from a burial believed to be that of the first Lombard count of the city. On a stylistic level a way of doing predominates in the sculptures, that leads to report the most part of them to sculptors from the area of the Amalfi coast sometime at the end of the twelfth century, beyond their initial disparity of destination.

ITA: Nel santuario di Santa Maria di Briano a Villa di Briano, nel territorio della fertilissima Liburia, è emerso un affresco raffigurante un santo vescovo, identificabile con san Tammaro, databile intorno al terzo quarto dell’XI secolo, che si pone nel solco della pittura campana di fine X-pieno XI e trova interessanti confronti con gli affreschi di secondo strato (metà XI secolo) della Grotta dei Santi a Calvi, con le pitture di San Michele a Fasani presso Sessa Aurunca (metà XI sec.) e con la fase coeva della grotta di San Michele ad Avella.
L’affresco di san Tammaro si configura, alla luce della ricostruzione effettuata, derivante dall’analisi del lessico artistico e del culto a lui riservato, come un’importante testimonianza della produzione artistica autoctona di XI secolo, ma si lega contemporaneamente all’identità agricola di Villa di Briano e a una religiosità contadina che lo elegge a patrono privilegiato a cui rivolgersi per la protezione del bestiame e le guarigioni fisiche e spirituali, evocando in tal modo il retroterra magico-religioso della società rurale campana.
ENG: A fresco, recently rediscovered in the sanctuary of Villa di Briano, in the fertile territory of medieval Liburia, represents Saint Tammaro, a holy bishop particularly venerated in Campania, where his relics are preserved to this day. The fresco can be dated back to the third quarter of the eleventh century and connected to the coeval artistic production of the region.
This wall painting, besides being a precious testimony of the artistic tradition spread in Campania in the late 10th-century and in the 11th-century, is an interesting evidence of a distinct local agricultural identity and recalls the typical ‘folk Catholicism’, practiced in rural areas, in which there were a syncretic mixture of some pre-Christian elements with a dose of Roman Catholicism, and a variety of customs, traditions and magical rituals that fall into the category of popular devotion and have been handed down from generation to generation.

ITA: I ritrovati affreschi raffiguranti le Storie di Sant’Antonio abate, dipinti sull’abside della chiesa omonima di Teano, arricchiscono il dibattito critico sulla pittura campana di primo Quattrocento. Il ciclo trova un giusto raffronto nelle Storie di Sant’Antonio abate di Raviscanina, tanto che è possibile attestare la presenza, in entrambi i cantieri, della stessa maestranza. L’analisi stilistica comparata tra quest’ultima serie e le altre pitture della cappella di Raviscanina ˗ le Storie della Vergine e l’Albero di Jesse ˗ denuncia chiaramente l’intervento, in queste ultime, di una seconda maestranza, nelle cui fila dovette svolgersi la formazione di Perinetto da Benevento. La riflessione sugli affreschi di Teano offre dunque lo spunto per ragionare sull’attività di Perinetto, offrendo – di nuovo – la prova della vivacità culturale della Terra di Lavoro, capace di aggiornare la tradizione tardo trecentesca con gli stimoli del gotico-internazionale provenienti dalla capitale.
ENG: The recently-found frescoes portraying the Storie di Sant’Antonio abate, painted on the apsis of the homonymous church in Teano, enrich the critical debate on the early fifteenth-century Campania painting. The frescoes can be compared to the Storie di Sant’Antonio abate in Raviscanina, so much so that we can certify the presence of the same artists in both the building sites. The stylistic analysis used to compare this latter series to the other paintings of the chapel of Raviscanina – the Storie della Vergine and the Albero di Jesse – clearly remarks the intervention, in these latter, of a second team, within which the formation of Perinetto da Benevento probably took place. These considerations about the frescoes of Teano are the starting point to analyse the artistic activity of Perinetto, offering – once again – an evidence of the cultural liveliness of Terra di Lavoro, which is capable to revise the late-fourteenth-century tradition through the international-Gothic impulses coming from the capital.

ITA: Il recente riemergere sul mercato d’arte londinese, dopo quasi cinquant’anni, di un Battesimo su tavola in passato creduto opera del pittore meridionale Andrea Salerno, ma già dal 1985 attribuito invece da chi scrive – sulla sola base, per altro, d’una foto – allo spagnolo Pedro Machuca, consente non solo di riferire con più certezza all’artista toledano questo notevole dipinto e di acquisire dunque una nuova opera dei suoi anni italiani, ma anche di ribadire le frequentazioni di Machuca con Napoli al tempo della Madonna del suffragio ora al Prado (1517) e soprattutto di riesaminare con più ampiezza la sua produzione di questi primi anni (1510-1519 circa), i suoi contatti a Roma dapprima con Peruzzi e con vari artisti anche emiliani – primo fra tutti il Bagnacavallo – e poi con Raffaello, il suo “tirocinio” con quest’ultimo e la sua possibile collaborazione ad opere anche su tavola uscite dalla bottega del Sanzio, come la Visitazione Branconio pur essa ora al Prado.
ENG: A Baptism on panel, once believed to be a work by the southern painter Andrea Sabatini, and in 1985 attributed, merely from a photograph by the author, to the Spanish artist Pedro Machuca, recently reappeared on the London art market. It is therefore possible to ascribe with more certainty this remarkable new work to the Italian period of Machuca’s career (c. 1510-1519) and to reaffirm his relationship with Naples at the time of the Madonna del suffragio, now in Madrid, Museo del Prado (1517). This essay reexamines Machuca’s works during these early years and his contacts in Rome, initially with Peruzzi and various Emilian artists and subsequently with Raphael, and supposes his partnership in Sanzio’s studio, not only in frescoes like those of the Vatican Logge, but also in panel paintings such as the Branconio Visitation (Madrid, Prado).

ITA: L’articolo è incentrato su Aniello Stellato, uno dei massimi scultori del legno del primo Seicento napoletano.
Di questo artista, la cui attività è stata ricostruita nelle sue linee essenziali in anni recenti da Pierluigi Leone de Castris, si rendono note alcune opere significative, per lo più attestate da fonti documentarie. Tali nuovi tasselli contribuiscono a conoscere meglio la cultura di Stellato e a confermare definitivamente al suo catalogo opere a lui già ricondotte attraverso indizi documentari indiretti o sulla base delle sole valutazioni stilistiche.
La più importante tra le nuove opere è la ‘Madonna del Cielo’ della chiesa di Santa Maria in Piazza a Fondi, a cui si riferisce un inedito documento del 1611. Dell’opera si propone una lettura tesa a riconoscere i modelli di riferimento dello scultore nel complesso ambiente napoletano.
L’identificazione del San Giacomo apostolo commissionato dall’importante compositore e organista Giovanni Maria Sabino (1640) nella collegiata di Turi e del notevole Crocifisso della chiesa dei Santi Apostoli di Napoli (1648) consente, infine, di individuare alcune caratteristiche della produzione più avanzata dello scultore.
ENG: The article is focused on Aniello Stellato, one of the greatest wood carvers of the Neapolitan early seventeenth century. Of this artist, whose activity has recently been reconstructed in its essential lines by Pierluigi Leone de Castris, some significant works, mostly attested by documentary sources, are made known. These new pieces help to better understand the culture of Stellato and finally confirm in his catalogue works already ascribed to him through indirect documentary clues or on the basis of stylistic evaluations only.
The most important of these new works is the ‘Madonna del Cielo’ in the church of Santa Maria in Piazza in Fondi, to which an unpublished document of 1611 refers. The analysis of this work aims to recognize the sculptor’s reference models in the complex Neapolitan environment.
The identification of the Saint James the Apostle commissioned by the important composer and organist Giovanni Maria Sabino (1640) in the collegiate church of Turi and the notable Crucifix of the church of the Holy Apostles of Naples (1648) allows to identify some features of the most advanced production of the sculptor.

ITA: Lo studio è dedicato a un reliquiario architettonico in ebano e avorio inciso di manifattura napoletana, datato 1598, e attualmente conservato presso il Palazzo Arcivescovile di Napoli. Il raro manufatto, finora sconosciuto agli studi, viene analizzato sotto il profilo stilistico nonché contestualizzato nell’ambito della produzione napoletana di arredi in ebano avorio. La prima parte del saggio è dedicata ad approfondire da un punto di vista storico-sociale la figura del committente Giovan Antonio Scodes, mercante di stoffe e fervente devoto. Attraverso documenti e fonti relativi a questo specifico personaggio si presenta una tangibile testimonianza del diffuso culto e commercio delle reliquie, distintivo della devozione controriformata. Il reliquiario Scodes è poi messo a confronto con coevi manufatti di ebanisteria sacra e infine le placchette di avorio inciso sono messe in relazione con le incisioni di autori noti, in particolare con quelle di Giovanni Battista De Curtis.
ENG: This study is dedicated to a Neapolitan architectural reliquary in ebony and engraved ivory, dated 1598 and now preserved at the Archbishop’s Palace in Naples. A stylistic analysis of the reliquary is carried out to contextualize this rare artefact, so far unknown to studies, in the Neapolitan manufacture of ebony and ivory furniture. The first part of the essay is focused on examining from an historical-social point of view the cloth merchant and fervent devotee Giovan Antonio Scodes, who commissioned the artefact. The analysis of documents and sources related to this merchant offers some evidence of the widespread cult and trade of relics, which was typical of the Counter-Reformation devotion. The Scodes reliquary is also compared to some coeval sacred furniture, and the engraved ivory plaquettes are compared to some engravings by renowned authors, as Giovanni Battista De Curtis.

ITA: Il contributo presenta nuove acquisizioni documentarie che fanno luce sulla biografia del pittore e sulla vicenda collezionistica della sua opera. La ricerca ridiscute inoltre il rapporto tra Realfonzo e Andrea Belvedere alla luce di opere inedite che consentono di riassegnare all’allievo un nucleo omogeneo di tele finora ritenuto di mano del maestro.
ENG: The contribution shows new documentary acquisitions which shed light on the painter’s biography and the collectionistic aspects of his oeuvre. Moreover, the research re-discusses the relationship between Realfonzo and Andrea Belvedere, examining unreleased works that allow us to attribute to the pupil an homogeneous group of paintings which so far has been attributed to his master.

ITA: Questo studio grazie alla disamina bibliografica e ad una rigorosa ricerca d’archivio ricostruisce il regime proprietario e la stratificazione storico-artistica e architettonica della cappella del Rosario sita nella chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli. Tale ricostruzione ha come obiettivo quello di dimostrare come gli Ordini religiosi nel corso dei secoli incoraggiavano, mediante il sistema delle concessioni, l’ammodernamento dei luoghi di culto in modo che fossero in linea con i dettami post conciliari. Dal punto di vista storico-architettonico emerge, invece, come la committenza intendesse tali interventi che dovevano ispirati a principi di unità e continuità formale per legare ‘vecchio’ (strutture preesistenti) e ‘nuovo’ (arredi e programma decorativo).
ENG: This study, thanks to the bibliographical examination and a strict archival research, identifies the property and the historical-artistic and architectural stratification of the chapel of Rosario, which is located within the church of San Domenico Maggiore, in Naples. The purpose of this reconstruction is to demonstrate how the religious Orders, over the centuries, encouraged, through the concessions system, the modernisation of the cult sites, in order to make them compatible with the precepts of the Counter-Reformation. Moreover, from an historical-architectural point of view, we can see how the commission wanted these interventions to be inspired by principles of unity and formal continuity, in order to connect the ‘old’ (preexisting structures) to the ‘new’ (furniture and decorations).

ITA: Il saggio si propone un confronto tra la realtà costruttiva delle scale inserite nei palazzi e nelle case palaziate napoletane della prima metà del XVIII secolo e le componenti della istruzione tecnica e culturale di uno dei più noti artefici di questi dispositivi, Ferdinando Sanfelice. L’obiettivo è precisare quanto l’elaborazione architettonica debba a una formazione che coniuga discipline umanistico letterarie e scientifico sperimentali in un contesto già denso di esperienze, ma aperto ad una nuova circolazione culturale di raggio europeo, favorita dai viceré austriaci e, successivamente, dai sovrani borbonici. Tra XVII e XVIII secolo la corte di Napoli fu popolata dai maggiori maestri dell’arte dell’effimero e della prospettiva: gli Schor, i Bibiena, Fischer von Erlach che, con le loro opere, contribuirono ad immettere nel contesto napoletano le più avanzate ricerche prospettiche e scenotecniche. L’approfondimento riguarda questi apporti all’elaborazione delle scenografiche scale traforate e dei monumentali scaloni che irrompono nello spazio urbano di Napoli, ma anche il contributo di discipline come la meccanica, l’ottica, la geometria e le scienze matematiche, rese più accessibili da una vasta produzione internazionale di trattati e di manuali illustrati che, come gli antichi taccuini di cantiere, fornirono modelli e istruzioni (norme) tecniche.
ENG: The essay suggests a comparison between the stairs belonging to the Neapolitan palaces and palace-shaped houses, which were constructed during the first half of the eighteenth century, and the technical and cultural formation of one of the most important manufacturers of this kind of architectural elements, Ferdinando Sanfelice. The purpose is to specify how much the architectural process owes to a formation that combines humanistic-literary disciplines with scientific-experimental knowledge, within a context full of experience, which was ready to host a new European cultural trend, supported by the Austrian viceroy and, at a later time, by the Bourbon sovereigns. Between the seventeenth and the eighteenth centuries the Neapolitan court was attended by the greatest masters of the ephemeral and perspective. Schor, Bibiena, Fisher von Erlach introduced the most advanced perspectival and scenografical-technical researches of the time in the Neapolitan context. The examination regards these contributions to the elaboration of the scenographical perforated stairs and monumental staircases, which invade the Neapolitan urban environment, as well as the contribution of disciplines such as mechanics, optics, geometry and mathematical sciences, made more approachable by a wide international production of essays and illustrated handbooks which, such as the ancient jotters of the building sites, suggested models and technical instructions.

ITA: A partire dal 2012, con una esposizione organizzata a Potenza, gli studi dedicati a Michele Tedesco (1834-1917), pittore, intellettuale e critico d’arte, sono rifioriti in maniera sistematica. Dopo essersi formato a Napoli, Tedesco si trasferì a Firenze, dove ricoprì un ruolo significativo nel gruppo dei Macchiaioli toscani, stringendo rapporti con Adriano Cecioni, Telemaco Signorini e Diego Martelli. Da Firenze i suoi orizzonti e la rete di relazioni si aprirono all’Europa, prima verso la Germania, dove conobbe gli artisti di Monaco, poi verso Francia e Inghilterra. La sua pittura macchiaiola s’intrise così di valori simbolisti e ascendenze mitteleuropee, per poi tingersi di toni morali e sociali una volta rientrato a Napoli. Con questo contributo si vuole dare conto delle ultime acquisizioni, sia in fatto di opere che in termini di conoscenza. Non ultimo, il ritrovamento di un importante testo manoscritto, di cui si offre un’anticipazione, che rivela Tedesco storico e critico d’arte, consapevolmente partecipe nel dibattito culturale del suo tempo.
ENG: Since 2012, through an exhibition organized in Potenza, the studies dedicated to Michele Tedesco (1834-1917), painter, intellectual and art critic, systematically reappeared. After having studied in Naples, Tedesco moved to Florence, where he had a remarkable role within the group of the Tuscan Macchiaioli, weaving relationships with Adriano Cecioni, Telemaco Signorini and Diego Martelli. From the city of Florence, his horizons and network of relations moved towards Europe: at a first time to Germany, where he met the artists of Monaco, and then to France and England. So his paintings, influenced by the Macchiaioli group, became full of symbolistic values and Middle-European heritage, and they acquired social and moral tone, once he came back to Naples. This contribution has the purpose to highlight the latest acquisitions, as regards both the works and the new knowledge related to this artist. Moreover, the recovery of an important handwritten text reveals Tedesco as an historian and art critic, who consciously participated in the cultural debate of his times.

ITA: Nel 1955, Bernard Berenson pubblicava Viaggio in Sicilia, il resoconto di un pellegrinaggio laico tra le occasioni del patrimonio artistico e del paesaggio del sud dedicato ai lettori italiani, che allora ‘scoprivano’ lo studioso americano come autore in grado di sperimentare generi eccentrici alla letteratura specialistica. Il Viaggio era un percorso degli occhi e dello spirito tracciato per restituire il Mezzogiorno al tempo storico della nazione, da cui lo separavano le ragioni socio-economiche della ‘questione meridionale’ ma non quelle culturali e profonde dei monumenti, ma anche alla mappa concettuale del Mediterraneo, il paesaggio culturale continuo, da Oriente a Occidente, da Roma alla Grecia, dal Medio Oriente e la Terra Santa al nord Africa, che gli itinerari del viaggio al sud dei grandtouristi del XVIII secolo avevano istruito, prima ancora dei modelli geo-storici degli specialisti, nella nozione di ‘umanesimo mediterraneo’. Una nozione carica di ambiguità e decisamente eurocentrica, ma che per Berenson compone le contraddizioni nella lingua universale della rappresentazione visiva come funzione eterna della razza umana.
ENG: In 1955, Bernard Berenson published Viaggio in Sicilia, a report regarding a laical pilgrimage among the occasions offered by the artistic heritage and the southern landscape. It is dedicated to the Italian readers, who at the time ‘discovered’ the American scholar as an author capable of experimenting eccentric genres beyond the specialized literature. The Viaggio was a path for both eyes and soul, traced in order to allow the South of Italy to return as part of the history, from which it was separated by the social-economical reasons of the ‘questione meridionale’, but not by the deep cultural reasons of art and monuments. From this point of view, it is related to the endless cultural landscape, from the East to the West, from Rome to Greece, from the Middle East and the Holy Land to northern Africa, the travellers of the Grand Tour included in the concept of ‘mediterranean humanism’ even before the geo-historical models developed by the specialists. This concept is ambiguous and eurocentric, but according to Berenson it combines its contradictions in the universal language of the visual representation, which is seen as an eternal function of the human race.